dario foto

Intervista esclusiva all’Uomo dei boschi

in Alimentazione|Fai da te|Fotografia|Riuso
Intervista esclusiva all’Uomo dei boschi ultima modifica: 2014-11-14T14:30:16+00:00 da Ivan Grasso
da

Una vita all’apice del successo abbandonata per ritornare alla terra. Abbiamo avuto la grande occasione di incontrare Dario, un ragazzo che ha deciso di lasciare la sua vita costellata da grandi successi per ritornare a vivere a stretto contatto con la natura, nei boschi dove ha trascorso l’infanzia. Ecco cosa ci ha raccontato.

dario foto

Ciao Dario, per prima cosa ti ringrazio a nome di tutta la redazione di eHabitat.it per essere qui e per averci concesso in esclusiva un’intervista sulla tua scelta di vita. Grazie. Vorrei che ti presentassi ai nostri lettori e ci raccontassi di te.

Grazie Ivan e un saluto a tutti. E’ indubbiamente difficile raccontare la propria vita in poche parole. Vivere lontano da una non amata “civiltà” mi ha reso abbastanza incomprensibile agli occhi di molti. Prima la mia vita era scandita dal lavoro cui ero tanto preso da non avere mai il tempo di pormi una domanda esistenziale: è questo ciò che voglio dalla mia vita? La risposta negli anni è arrivata da sé anche se per casualità. Trovare una casa con un terreno incolto che ho cominciato a bonificare mi ha “preso” anche nell’anima e mi ha fatto riscoprire valori e passioni che erano sopiti nei ricordi d’infanzia, ma mai veramente dimenticati. Ho finito con lasciare praticamente tutto ciò che ero e che facevo (e non senza l’incomprensione di chi mi era intorno) e paradossalmente oggi sono in molti a guardare alla mia scelta di vita, in favore della terra, cercando di trarre esperienze e forse un domani possibilità di collaborazione. Vivere in modo “non conforme” a questa società ti cambia indubbiamente. Ma anche la gente è destabilizzata da questo: nei paesi vicini, in molti, non sapendo di parlare di me, cominciarono a indicare che nei boschi viveva un pazzo, solitario, che chiamavano “l’uomo dei boschi“, sorridevo allora e dicevo che ero io. L’imbarazzo si scioglieva presto in due risate. Mostrarmi non così pericoloso forse rassicurava gli animi e mi ha reso meno “preoccupante” di quanto si erano immaginati. Ma quell’appellativo mi era piaciuto al punto da farmi volentieri chiamare in quel modo.

Quindi la tua vita è cambiata drasticamente negli ultimi anni?

Sono solo uno tra tanti che è tornato alla terra. Solo che in molti si sono affiancati ad aziende agricole, hanno creato cooperative o hanno ereditato casa e terreni da un nonno lontano, rimasto fedele al suo vigneto, al suo campo, o che non ha rinunciato alla pastorizia in alpeggio nonostante la concorrenza schiacciante imposta dagli allevamenti intensivi che fondano la loro produttività sulla quantità a costo di svilirne la qualità e la vita di animali ridotti ad una “batteria” produttiva.

dracunculus

Bene allora, raccontaci come è andata.

I ricordi di campagna fanciulleschi mi riportavano in quell’antico sud friulano dove la famiglia di mio papà viveva e aveva una terra in mezzadria da coltivare. Il vigneto, il frutteto, la fattoria, il campo coltivato alternativamente a foraggio e mais… La sera noi bambini ci perdevamo nei racconti del nonno seduto sui gradini con la sua pipa e un immancabile bicchiere di vino rosso. Fuori le stelle erano così luminose che pareva possibile afferrarle con le mani. E solo qualche abbaiare di cani lontani o voci stemperate nel silenzio che provenivano dalle fattorie vicine riempivano quell’immenso cielo. Cosa avrei fatto ora? Avrei provato a coltivare qualcosa? La mia terra era un incolto ormai, invaso da infestanti che rendevano il suolo arido, perché neppure l’erba riesce a sopravvivere. Così il rovo ha sottratto le poche risorse nutrienti e il suolo, privato di materia organica, è stato dilavato dal tempo, dalle intemperie. Era praticamente roccia battuta dal vento. Sabbia argillosa così compatta da esser impermeabile alla pioggia che ne dilavava solo la superficie. Nessun seme piantato poteva crescere in un luogo tanto ostile.

Quanto è stato faticoso rendere nuovamente fertile la tua terra e come ci sei riuscito?

All’inizio ho cominciato con tagliare i rovi e i castagni nell’immediato circondario della casa. Comprendendo che queste piante erano la causa principale della sterilità del suolo, con infelicità ho dovuto decidere di fare degli abbattimenti selettivi, liberando una area rivolta verso sud in mezzo al bosco, così da poterla bonificare e lavorare. Il terreno non c’era. Era praticamente tutta roccia attorno a casa. I primi tentativi di piantare la pala nel suolo sono stati un fallimento. Che fare? Ho sopraelevato tutto il terreno attorno a casa scavando terra dal bosco dove era possibile. Nella terra non c’era traccia di lombrichi andavo continuamente in negozi di caccia e pesca per comprarne da liberare nel suolo. Oggi il mio terreno è fertile anche grazie a loro!

paesaggio

Un enorme impegno e grande tenacia?!

Scavare la montagna col piccone per gradonarla e terrazzarla, per poter facilmente accedere ad ogni piano, coltivarlo, renderlo fertile e realizzare palificate per contenere le zone franose dove ho piantato alberi e arbusti fittonanti che trattengano il suolo e lo rendano fertile azotandolo, con le Fabaceae (Glicine, Maggiociondolo, Albizzia, Albero di Giudea, Ginestre), ha favorito l’inerbimento e la crescita di spontanee che arricchiscono il suolo di bellezza oltre a renderlo fibroso e ricco di materia organica, permettendo di raccogliere con facilità l’acqua piovana che penetra con minor fatica nel sottosuolo argilloso che nel tempo si fa maggiormente permeabile grazie alla vita presente… ma questo risultato è frutto di anni di lavoro. La terra l’ho colonizzata con piante provenienti da tutto il mondo: himalayane, sudafricane, dall’America del nord e del sud, dall’Australia, e tantissime altre dall’Asia… nonostante le perdite dovute all’inesperienza iniziale, oggi possiedo una collezione di molte migliaia di specie e cultivar, talune vere rarità come il Cardiocrinum giganteum che si è naturalizzato con molte orchidee terricole, Amaryllidaceae, Liliaceae, Araceae, Rododendri, Clematis, Glicini, etc.

Il tuo parlare al singolare mi fa pensare che tu abbia fatto tutto da solo. E’ così?

No, madre natura ha dato un importante contributo. Con l’inserimento delle bulbose sono arrivati non solo gli insetti pronubi ma anche i roditori, che si nutrono dei bulbi, e si riproducono molto rapidamente. Questo ha comportato un aumento numerico dei predatori: falchi, gufi, civette, poiane, ma anche faine, volpi e serpenti. E poiché piante e fiori attirano insetti come api e farfalle, cavallette e grilli, miriadi di uccelli insettivori hanno cominciato a nidificare: picchi rossi, upupe e cince… ma anche predatori come salamandre, rospi, lucertole e ramarri; infine anche i mammiferi insettivori come talpe e toporagni oltre a ghiri e scoiattoli rossi. In un paio d’anni una terra che era incolta si popola di miriadi di creature che con le loro deiezioni contribuiscono in modo naturale alla fertilità del suolo! Piante come l’ortica, l’equiseto e mille altre specie vegetali estraggono minerali o li fissano in modo organico e nel loro deperire li rendono disponibili sul terreno. Le deiezioni degli animali, ricche di fosforo, hanno facilitato la trasformazione organica e gli stessi funghi non solo hanno demolito la lignina degli alberi rendendo molta materia organica disponibile ma anche decomposto gli steli delle erbacee in autunno arricchendo di humus la terra.

bromelia

Essendo un terreno così impervio e accidentato, immagino che utilizzerai tecniche di coltivazione particolari e specifiche?

Realizzo principalmente le aiuole a cumulo: scavo delle profonde fosse dove interro legna tagliata a pezzi, foglie, e altri residui organici per realizzare il compostaggio. Copro il tutto con venti centimetri di terra e coltivo ortaggi con la tecnica dell’orto sinergico. Queste orticole si avvantaggiano dei processi sotterranei di fermentazione che generano calore oltre a rilasciare preziosi nutrienti, favorendo una crescita sana e precoce. La raccolta delle pietre risultanti dagli scavi mi ha consentito di costruire numerosi muretti a secco, terre che restano così sopraelevate, maggiormente riscaldate dal sole, che trattengono il calore, dove è stato vantaggioso crescere piante che temono maggiormente il gelo invernale: ho in piena terra una mimosa di 4 metri e persino un limone! Sono esposte a sud ma è il calore della terra contenuta nella pietra a permettere la loro vita poiché l’inverno da me è molto rigido. Le palificate alle loro spalle consentono un microclima che permette loro di vivere assieme ad Amaryllidaceae africane e altre piante delicate, in mezzo a cui crescono copiosamente melanzane, peperoni e pomodori…in pratica una volta create le condizioni di base la natura fa tutto da sé.

Hai dovuto rinunciare a molte cose. Qual è stata quella più difficile da abbandonare?

La nostra vita non cambia. Perché il soggetto comune è lo stesso. Siamo noi. Cambia il modo di viverla. Le emozioni, l’empatia, le scelte etiche sono le stesse. Solo che trovano una dimensione più vasta per esser vissute… noi siamo le scelte che compiamo. Io avevo rinunciato alla tv molti anni prima (trovo che sia un mezzo di controllo delle masse, molto utile per condizionarne lo stile di vita e in definitiva renderle inermi davanti ad ogni infausta scelta che i nostri governanti compiono, non certo in favore del bene comune) e in genere non ero amante di nessuna tecnologia che pure usavo per lavoro. Non sono mai stato modaiolo, anzi, da sempre mi sono dedicato al riciclaggio e indosso indumenti usati da quando ero ragazzo, non ho mai avuto automobili che avessero meno di 15 anni, mi sono sempre rasato i capelli da solo e anche quando vivevo in città portavo la barba molto incolta, non ho mai amato vita da ristoranti (amo cucinare io quello che mangio e diffido di chi commerciando usa materie scadenti e prodotti pronti) e non ho mai fatto vita da discoteca non sopportando i rumori forti. Ho sempre amato il silenzio e la solitudine. Disdegnato sempre feste, compleanni e occasioni di ritrovo. Per cui la mia vita da questo punto di vista non è affatto cambiata! Col tempo, lavorando da solo e per un periodo lungo isolandomi completamente dalla città, ho compreso che per vivere in quella terra dovevo imparare a dimenticare il mio nome. In quegli anni molti avvenimenti segnavano la mia vita per cambiare “direzione”. Ho perso amici e conoscenti i quali non mi hanno mai perdonato di aver chiuso le attività per cui lavoravo e su cui avevano anche loro prosperato. Fagocitato dalle mille attività, solo preoccupato di riuscire a farcela, sempre più spesso mi interrogavo se era davvero ciò che volevo fare… domanda che ero costretto ad allontanare ma la cui soluzione negli anni era sempre più avida di risposte… ho cercato in tutti i modi di cambiarlo il mondo attorno a me, ma osteggiato da molti, mi sono reso conto che al mondo andava bene proprio esser così come era… e se solo a me così non piaceva, ero io a dovermene andare.

rhododenrum

«Finché vivi sii gioioso e non rattristarti mai oltre misura. La vita dura poco e il Tempo pretende il suo tributo.» (Epitaffio di Sicilo, I/II sec. D.C.). So che questa frase ti è molto cara, ci vuoi spiegare il motivo?

Ho avuto un’infanzia difficile, provata da molte difficoltà familiari ed economiche. Studiare è stata una conquista e dover dimostrare di potercela fare un modo per rendicontare delle possibilità ricevute. Il lavoro è stato fagocitante, anche appassionante in molti momenti, ma alla fine ho vissuto sempre di corsa, ho dovuto strafare per riuscire ad ottenere dei risultati, dati per dovuti dalle persone che avevo intorno anziché coglierne il valore, e non ho mai avuto veramente il tempo di chiedermi se era questo ciò che volevo fare… la domanda si è fatta strada in me dai tempi scolari ed è stata via via una ricerca esistenziale. Ero all’apice della mia carriera nel 2006, quando ho lasciato tutto. Avevo ottenuto riconoscimenti internazionali ed ero circondato da miriadi di persone che ambivano ad avermi come amico, ma per il ruolo che rivestivo. Sarebbero rimasti legati a me se fossi diventato un semplice contadino come lo era mio nonno? Nel mio cuore la risposta la conoscevo già… Oggi la terra è la risposta che cercavo: questo “motto” è un inno alla vita. A viverla in modo compiuto, senza attendere un domani migliore, perché non è scontato che ci sia un “domani”. Le piante crescono in proporzione alle attenzioni che dedichi loro. Poche cose al mondo sanno ridarti tanto. E il bisogno di ottenere una autosufficienza alimentare coltivando e producendo, dedicandosi anche al riciclaggio anziché al consumismo dando nuova vita alle cose trova in questo motto un naturale epilogo a godere della vita in modo equilibrato, consapevole, rispettoso della vita stessa e della natura che ci circonda!

Come vedi il tuo futuro? E qual è il messaggio che vuoi trasmettere a chi ci segue?

Sogno in grande: voglio realizzare un bioparco, visitabile dal pubblico organizzando anche pranzi vege-vegani per raccogliere fondi allo scopo di sostenere le continue attività di coltura del terreno; voglio realizzare percorsi accessibili ai diversamente abili e percorsi “olfattivi-tattili” botanici per i non vedenti. Sono realtà, che mi stanno particolarmente a cuore avendole praticate per lunghi anni nella mia vita. Desidero intraprendere l’apicultura soprattutto per il beneficio dell’impollinazione di tutte le piante (ho fioriture in ogni momento dell’anno, inverno compreso) ma potendo così anche produrre un miele biologico molto variegato per le numerose essenze da cui verrà ricavato. Dedicandomi alla panificazione con lievito madre produco un pane “elfico” (così mi è piaciuto chiamarlo giacché fatto con farine diverse, grano saraceno tra queste, e numerose erbe della mia terra) e un ottimo kefir da latte caprino. Spero così di poter ottenere l’attenzione dei G.A.S. (Gruppo di Acquisto Solidale) per offrire queste materie prime, oltre a marmellate, conserve di verdura, liquori aromatizzati alle erbe e frutta che già produco e naturalmente ortaggi, allo scopo di mantenere la mia attività e proseguire lavori di bonifica, realizzazione di serre e strutture idonee alla formazione di habitat diversi (tra i progetti immediati la realizzazione di un piccolo lago artificiale). Ma il mio sogno è soprattutto quello di poter ospitare appassionati ed esperti di botanica per poter osservare e studiare piante che negli anni ho importato da tutti i cinque i continenti che oggi caratterizzano la mia terra.

la casa nel bosco

A chi pensa che sia un vecchio pazzo dò ragione solo sul primo aggettivo! Dieci anni or sono quello che ho realizzato mi pareva inimmaginabile. Ora so che la nostra volontà è il solo potenziale limite a ciò che possiamo fare! Se ci sono riuscito io, lo può fare chiunque!

Un messaggio molto importante e risoluto. Dario, o meglio L’uomo dei boschi, ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato e ti facciamo un enorme in bocca al lupo per il tuo futuro. A presto e grazie ancora.

Intervista esclusiva all’Uomo dei boschi ultima modifica: 2014-11-14T14:30:16+00:00 da Ivan Grasso
Tags:
Intervista esclusiva all’Uomo dei boschi ultima modifica: 2014-11-14T14:30:16+00:00 da Ivan Grasso

Ivan grasso nato a Vercelli nel 1980 si è laureato in Scienze Naturali ed ha seguito svariati corsi di fotografia naturalistica e di disegno naturalistico. Ha conseguito il patentino da accompagnatore naturalistico nel 2006 e da allora collabora con cooperative e associazioni come accompagnatore naturalistico ed educatore ambientale. Si occupa di lotta biologica alle zanzare e insegna materie scientifiche nelle scuole. Ha partecipato a piccole mostre contest ed altre benefiche. "Nel tempo libero leggo, scrivo poesie, piccole sceneggiature, adoro il cinema, il fumetto e amo lavorare il legno in ogni sua forma, da qui la passione per la pirografia."

28 Commenti

  1. Forse è matto o forse no, forse la sua scelta di vita è incomprensibile o forse no, forse è da imitare o forse no, ma, io credo che, l’Uomo dei boschi, abbia trovato la chiave di volta dell’esistenza….Oggi, non è facile riuscire a rompere con ogni cosa che porta al consumismo…..anche vivere isolati ti costringe, spesso, a riprendere una vita di società che non ami e che vorresti lasciare definitivamente….Forse, un giorno, l ‘Uomo dei boschi ci riuscirà o forse no ma, sicuramente, avrà indicato a molti di noi che, i sogni, si possono realizzare….Grazie Dario e grazie a Ivan Grasso per questa bella intervista…

  2. grazie a Ivan e all’uomo dei bischi che hanno condiviso questo articolo.Ammiro e stimo chi è riuscito nella propria vita a focalizzare e realizzare,in continuum,quello che desidera.Il suo lavoro e il suo entusiasmo,mi hanno fatto pensare a Gaudì e alla Sagrada familia,in continua evoluzione.

  3. Leggere questa intervista è stato come fare un bel viaggio nei miei sogni di bambino.Sogni dove tutto mi sembrava bello e possibile.Amavo la natura con cuore e occhi pieni di stupore.La vita dell’uomo dei boschi è davvero un’avventura.Da quello che generosamente ci ha raccontato,ne viene fuori un uomo forte,tenace,sognatore con i piedi x terra e sopratutto una grande sensibilità. All’apice della carriera ha lasciato quello che molti cercano, sacrificando persino gli affetti più cari……..la notorietà…..il successo e la possibilità di fare tanti soldi.Mi sento di ringraziarla Signor Uomo Dei Boschi. Grazie x questo dono!!!
    Grazie anche all’autore dell’intervista ” Ivan Grasso “

  4. Bell’articolo, molto illuminante, su come si può ancora salvare questo nostro mondo, anche così. Complimenti a Dario l’uomo dei boschi, che ha avuto il coraggio di questa scelta di vita.

  5. Bellissimo articolo! Conosco la storia di Dario, ma qui è racconta benissimo, e il suo progetto descritto davvero bene! Fa venire voglia di conoscere di più delle leggi della natura, dei terreni, dell’interazione fra animali, insetti, uccelli, piante.. del compost sepolto che riscalda in inverno le piante sopra e impedisce alla terra di gelare… e penso che far venire questa curiosità e far sentire il fascino di un lavoro con, e non contro, la natura sia uno dei più bei riconoscimenti alla scommessa di Dario che si poteva fare. Sì, gran bell’articolo.

  6. La nostra vita non cambia. Perché il soggetto comune è lo stesso. Siamo noi. Cambia il modo di viverla. Le emozioni, l’empatia, le scelte etiche sono le stesse. Solo che trovano una dimensione più vasta per esser vissute… noi siamo le scelte che compiamo. ……… «Finché vivi sii gioioso e non rattristarti mai oltre misura. La vita dura poco e il Tempo pretende il suo tributo.» (Epitaffio di Sicilo, I/II sec. D.C.) ………… Oggi la terra è la risposta che cercavo: questo “motto” è un inno alla vita. A viverla in modo compiuto, senza attendere un domani migliore, perché non è scontato che ci sia un “domani”. ……….. A chi pensa che sia un vecchio pazzo dò ragione solo sul primo aggettivo! Dieci anni or sono quello che ho realizzato mi pareva inimmaginabile. Ora so che la nostra volontà è il solo potenziale limite a ciò che possiamo fare! Se ci sono riuscito io, lo può fare chiunque! ………….Mi piace questo modo di pensare, è positivo, concreto, risoluto e filosofico, come piace a me…………..Buona vita Dario, in bocca al lupo per ogni cosa……….notte!

  7. Bellissimo articolo su un bellissimo personaggio.
    il lavoro fatto è eccezionale, soprattutto considerando il fatto che che è stato “eseguito in solitudine”.
    meravigliose le foto che danno testimonianza dell’AMORE messo in atto…
    complimentiiiii uomo dei boschi!!!!!!

    • Grazie. E’ molto semplice intervistare qualcuno che ha il dono della parola e della comunicazione. Tra questi commenti lo hanno definito “melodia pura” non credo siano molto lontani dalla verità 😉

  8. Seguo da un po’ l L’uomo dei Boschi ..la sua è una storia importante dove la colonna sonora è : autenticita’ semplicita’.. concretezza ..a costo di lunghi ed estenuanti sacrifici.. ma lui è un uomo tenace.. costante…paziente e possiede un grande spirito di adattamento, il tutto in prospettiva di entrare e interrogare il nostro arcestrale bisogno di natura e la natura risponde a lui .. c’è un rapporto di amorosi sensi .. lui la vive, la respira e i suoi polmoni prendono ossigeno…SEI GRANDE UOMO DEI BOSCHI.. interessante l’ultimo progetto !!!

  9. Conosco Dario da un pò, leggo le sue lotte quotidiane per portare avanti il suo sogno, le sue vittorie e i suoi momenti temporanei di sconforto. Ebbene sì è umano! 😀 A molti può sembrare matto, ma non lo è! Se si ha la fortuna di poterci parlare dal vivo si scopre quanto sia fantastico, testone (nel senso buono!), e sensibile. E’ di una generosità infinita, e quando tratta un argomento sa di cosa parla. Non come tanti che si riempiono la bocca di paroloni solo perchè vanno di moda.
    Ha fatto una scelta davvero coraggiosa che non so quanti di noi farebbero.
    A Dario un grande augurio di poter finire presto il suo bioparco, che sarà un dono per tanti, a Ivan un grazie per aver raccontato la scelta di vita così com’è. Senza orpelli! 🙂

    • Grazie Alessandra, ci sembrava giusto dare soltanto un fugace sguardo al passato e sottolineare invece l’importanza del presente. Proprio perché non è essenziale da dove vieni ma dove vuoi andare 😉

  10. Un giorno sicuramente ci rivedremo Dario, così ti stringerò la mano e ti farò i complimenti per la tua grande coerenza e umanità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non verra pubblicato

*

Ultimi articolo di Alimentazione

Go to Top