L'ambiente è di casa

etichette

Alla scoperta delle etichette

in Alimentazione|Decrescita|Educazione
Alla scoperta delle etichette ultima modifica: 2014-10-17T08:00:06+00:00 da Annalisa Audino
da

Districarsi nel complesso mondo degli ingredienti è sempre più difficile: è quasi impossibile pensare di leggere tutte le etichette dei prodotti che acquistiamo e soprattutto farlo proprio mentre facciamo la spesa. Le etichette, infatti, riportano una marea di informazioni e non sempre sono decifrabili. Il sito www.foodtank.com arriva in nostro aiuto e suggerisce dieci elementi che dovrebbero sempre comparire in etichetta: l’obiettivo è quello di permettere ai consumatori di fare una scelta più consapevole, conoscendo la provenienza, la lavorazione e il sistema di stoccaggio non solo per mangiare meglio, ma anche per non sprecare.

Ecco cosa non deve mancare sulle etichette dei nostri prodotti:

1. E’ riportato il Codex Alimentarius, il Codice Alimentare Mondiale?
Creato nel 1963 dalla Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (Fao) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), il Codex Alimentarius fa parte delle politiche europee per sostenere un programma internazionale di standard alimentari per lo sviluppo di linee guida per l’etichettatura nutrizionale. Il Codice è alla base delle normative alimentari nazionali, comprese le etichette.

2. Qual è la provenienza e il paese d’origine di etichettatura (Cool)?
Conoscere il luogo di confezionamento di un prodotto non significa sapere la provenienza degli ingredienti d’origine. Inoltre, i prodotti freschi (latticini, carne e non solo) hanno regole specifiche per l’etichettatura: nell’Unione Europea, ad esempio, le carni bovine devono essere etichettate a seconda del luogo di nascita dell’animale, del Paese in cui ha vissuto e di quello in cui è stato macellato, anche per avere informazioni sui tempi di trasporto dell’animale stesso.

3. Il prodotto è biologico?
Questa parola dovrebbe indicare come il cibo è stato coltivato e lavorato, generalmente proteggendo il suolo e le risorse dall’utilizzo di metodi di sintesi e/o chimici per fertilizzare o tutelare i raccolti.  Purtroppo però molti regolamenti nazionali e regionali consentono l’utilizzo della dicitura “100% Bio” anche quando non tutti gli ingredienti contenuti in un prodotto o in un mangime rispettino di fatto la dicitura.

bio

4. Qual è la lista degli ingredienti?
E’ necessario conoscere tutti i componenti di ciò che stiamo per ingerire, soprattutto se si tratta di “aromi naturali”. Una lista breve è spesso un buon segno.

5. Quale metodo di allevamento è stato usato?
Compassion for Animals, un’organizzazione internazionale che si occupa di benessere animali negli allevamenti, ha dichiarato che ad oggi non ci sono requisiti di etichettatura per indicare i prodotti derivati da animali cresciuti in modo convenzionale con metodi di fabbrica. In ogni caso, meglio trovare sulle etichette indicazioni come Biologici, nutriti con erba, free-range o da allevamento a terra perché indicano che gli animali sono stati allevati in modo sostenibile.

6. Sono presenti Organismi Geneticamente Modificati?
Secondo il Centro per la sicurezza alimentare, ci sono 64 Paesi nel mondo che richiedono l’etichettatura dei prodotti contenenti Ogm. Addirittura, negli Stati Uniti, la politica della Fda è quella di sostenere l’etichettatura Ogm volontaria piuttosto che obbligatoria e, secondo l’Usda, il 90% di tutto il mais e la soia coltivata negli Stati Uniti è OGM. In Europa, invece, dal 2004, l’etichetta di alimenti e mangimi contenenti Ogm deve indicarne esplicitamente la presenza, anche se questi non sono rilevabili nel prodotto finito. Solo se la quantità di OGM è minore dello 0,9% l’etichetta si può omettere, purché la quantità sia accidentale o tecnicamente inevitabile. Non siamo quindi sicuri di non mangiare cibo contenente materiale transgenico, anche perché se non direttamente nel cibo, gli OGM potrebbero essere stati nei mangimi degli animali.

 ogm

7. Quali sono i valori nutrizionali? 
I consumatori devono essere informati sui valori nutrizionali del cibo. In Australia, Gran Bretagna, Svezia, e Danimarca, ad esempio, queste informazioni si trovano nella parte anteriore della confezione sotto forma di scale numeriche che indicano il contenuto nutrizionale del prodotto. Negli Stati Uniti, invece, per la prima volta dopo 20 anni, l’attenzione è rivolta ad aumentare la visibilità delle calorie del cibo e la quantità di zucchero aggiunto. Questo tipo di informazione non è obbligatoria in tutti i Paesi, anzi, molto spesso è inesistente.

8. Il prodotto è naturale?

L’inganno è dietro l’angolo: la parola “naturale” non ha nulla a che fare con la nutrizione o la sostenibilità della produzione del prodotto. Negli Stati Uniti, invece, indica la tipologia di prodotto per carne, pollame e uova, indicando che non sono stati aggiunti coloranti artificiali o ingredienti. La US Food and Drug Administration (Fda) e l’Usda, in ogni caso, permettono l’uso del marchio “naturale” per i prodotti a base di carne da animali allevati con ormoni e/o antibiotici, nonché per prodotti che includono OGM.

9. Il prodotto è sostenibile? 
Se il prodotto riporta un’etichetta di certificazione come Commercio equo e solidale o Rainforest Alliance potremo essere quasi sicuri che non solo la produzione sarà stata sostenibile dal punto di vista ambientale, ma anche dal punto di vista sociale, relativamente ai salari e alle condizioni dei lavoratori, dei contadini e delle loro famiglie.

stamps for organic healthy food

10. E la data di scadenza?
Il Natural Resources Defense Council (NRDC) afferma che usare il buon senso è il miglior metodo: fare affidamento sullo stoccaggio del cibo che acquistiamo, infatti, piuttosto che esclusivamente sull’etichettatura, per stabilire la longevità di un prodotto è un buon modo per ridurre gli sprechi alimentari.

A dirla proprio tutta, però, consumare i prodotti locali, accorciando la filiera, è certamente il miglior modo di ridurre l’elenco di fuorvianti informazioni sulle etichette. A questo proposito, la Fondazione Slow Food propone l’etichetta narrante: accanto alle indicazioni previste dalla legge, fornisce informazioni precise sui produttori, sulle loro aziende, sulle varietà vegetali o le razze animali impiegate, sulle tecniche di coltivazione, allevamento e lavorazione, sul benessere animale, sui territori di provenienza…

In alternativa, non ci resta che seguire il consiglio di Michael Pollan: Non mangiate nulla che la vostra bisnonna non riconoscerebbe come cibo!

Alla scoperta delle etichette ultima modifica: 2014-10-17T08:00:06+00:00 da Annalisa Audino
Tags:
Alla scoperta delle etichette ultima modifica: 2014-10-17T08:00:06+00:00 da Annalisa Audino

Laureata in Culture Moderne Comparate e giornalista pubblicista, legge, scrive, ama le passeggiate in montagna, ma anche andare in moto. Visita mostre, ascolta musica e non ne ha mai abbastanza di imparare. Adora le cose fatte in casa e cerca di vivere in modo sostenibile. Attualmente è impiegata presso l'Ufficio Comunicazione di Slow Food.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non verra pubblicato

*

Ultimi articolo di Alimentazione

Go to Top