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Stazioni impresenziate: un’opportunità da conoscere

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Stazioni impresenziate: un’opportunità da conoscere ultima modifica: 2014-09-17T08:30:24+00:00 da Sara Panarella
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Tutto è iniziato con l’automazione delle linee ferroviarie. Grazie al sistema C.T.C. cioè Controllo Traffico Centralizzato, attivato già dagli anni ’80 sulla linea Olbia-Macomer e nella cintura bolognese, tutte le operazioni tecniche connesse alla circolazione dei treni vengono effettuate da un “posto di comando”, quindi in remoto. Da qui il personale può eseguire tutto ciò che occorre per gestire il traffico ferroviario di un certo numero di tratte. Operazioni un tempo svolte in presenza in ogni singola stazione, compreso l’avviso vocale che accompagna il movimento dei treni. Ecco perché una volta si sentiva il ferroviere annunciare arrivi e partenze sostituiti adesso dai messaggi registrati.

Stazione di Olbia da Wikipedia
Stazione di Olbia da Wikipedia

L’automatizzazione delle linee dai primi esperimenti pilota degli anni ’80 ha proseguito il suo corso. Nel 1997 erano state automatizzate 6.700 km di linee in tutta Italia e l’evoluzione tecnica ha permesso alle Ferrovie dello Stato di continuare su questa strada, anzi aumentarla e migliorarla coinvolgendo sempre più località. Ma se è evidente il risparmio in termini di costi per il personale che questa operazione ha comportato, non automaticamente viene in mente un altro risvolto di questa operazione: che fine hanno fatto le stazioni, soprattutto quelle dei centri più piccoli?

Queste stazioni sono rimaste impresenziate, cioè prive di personale ferroviario, ma non sono inutilizzate. I treni passano e fanno fermate, le persone entrano ed escono e in qualche stanza si trovano computer e macchinari che regolano la circolazione dei treni. Però non ci sono più né bigliettaio né capostazione, anche i biglietti vanno comprati altrove. Eliminato il personale, queste stazioni continuano a rappresentare un costo, notevole oltretutto, visto che sono circa 1700 in tutta Italia e richiedono manutenzione e pulizia.

Foto: www.skyscrapercity.com
Foto: www.skyscrapercity.com

Che fare? L’idea di Rete Ferroviaria Italiana è interessante: mettere a disposizione queste strutture a tutte quelle realtà che offrono servizi ma che spesso faticano a trovare una sede. Si tratta di associazioni o enti che operano in campo culturale, sociale ma anche turistico che possono così avere a disposizione dei locali, concessi da Rete Ferroviaria in comodato gratuito per un periodo che può variare dai 5 ai 9 anni, in cambio della manutenzione ordinaria, di pulizia e di guardiania che così vengono sgravate dal gruppo ferroviario. Se avete in mente qualche attività sociale, culturale o turistica e vi siete sempre chiesti, si ma dove, visitate questa pagina.

Stazione di Ronciglione, foto di ferrovie.it
Stazione di Ronciglione, foto di ferrovie.it

La procedura per richiedere i locali non è semplicissima ma è possibile richiedere un aiuto. Ferrovie dello Stato ha stipulato infatti dei protocolli d’intesa con Legacoop, Legambiente, AITR (Associazione Italiana Turismo Responsabile), Regione Toscana e CSVnet (Coordinamento Nazionale dei Centri di servizio al volontariato). Con quest’ultimi il progetto prende il nome di “Volontariato in stazione“. Il Csv aiuta a redigere il progetto, fa da tramite. Sulle difficoltà che questo progetto ha incontrato in fase iniziale è possibile leggere l’articolo su Vita. Ma nonostante le difficoltà merita senza dubbio provare a superarle, l’ottica del comune guadagno è in questo caso veramente invitante.

Un’esempio di questa possibilità è data dalla stazione di Ronciglione nel viterbese diventata in parte casa di accoglienza per famiglie con bambini affetti da malattie oncologiche. Oppure a Napoli nella stazione Gianturco ha trovato nuova sede il Csv partenopeo. Ancora a Mondovì, in Piemonte, l’associazione MondoQui ha avviato il progetto “Ex Prima Classe” grazie al quale ha prima risistemato i locali e adesso coinvolge ragazzi immigrati e di seconda generazione in laboratori di break dance, hip hop e rap aperti a tutta la cittadinanza. Ma gli esempi interessanti potrebbero essere molti.

In tutto risultano già assegnate circa 480 stazioni per un totale di 79.000 mq di superficie. Molto più della metà è quindi ancora in attesa di poter essere assegnato. Un’opportunità importante per riqualificare insieme alle stazioni tutto un territorio: la stazione rivive e la collettività trova un luogo in cui agire.

Stazioni impresenziate: un’opportunità da conoscere ultima modifica: 2014-09-17T08:30:24+00:00 da Sara Panarella
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Stazioni impresenziate: un’opportunità da conoscere ultima modifica: 2014-09-17T08:30:24+00:00 da Sara Panarella

Vive a Torino, bibliotecaria. Si laurea in Filosofia interessandosi di bambini e multiculturalità e si avvicina alla psicoanalisi e alla cura del pensiero. Ha poi quattro bimbi e un cane che insieme a tanta effervescenza aggiungono interessi nuovi, maggior attenzione per l’ambiente e gli antichi mestieri e saperi, lavorazione dell’argilla, uncinetto, raccolta e utilizzo delle erbe. Una moderna “Strega in famiglia”!

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