Guerrilla bike lanes, come i ciclisti si riappropriano delle strade

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Guerrilla bike lanes, come i ciclisti si riappropriano delle strade ultima modifica: 2014-08-25T08:00:01+00:00 da eleonora anello
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Guerrilla Bike Lanes, ovvero un piano di mobilità ciclistica fai dai te.

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Nonostante sia sempre in aumento il numero di cittadini che ha scelto di utilizzare la bicicletta per gli spostamenti quotidiani, le strade continuano ad essere luoghi poco sicuri, per nulla adatti ad accogliere e a incentivare un tipo di mobilità dolce. L’urbanistica sembra non riuscire a stare dietro ai mutamenti culturali e sociali che timidamente e a fatica avanzano. Troppo lente le amministrazioni per adeguarsi, troppo impegnate su altri fronti. Così alcuni ciclisti hanno pensato di organizzarsi e colmare da soli questo gap. Sono i Guerrilla Bike Lanes, ciclisti attivisti che nottetempo disegnano in vario modo e con varie tecniche le piste ciclabili nelle strade cittadine.

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L’idea è semplice ed efficace, se consideriamo che anche solo una striscia può assicurare maggiore sicurezza sia ai ciclisti che agli automobilisti, sempre un po’ titubanti quando affiancano e superano una bicicletta. Una pista ciclabile è pur sempre un percorso protetto, è in grado di far rallentare gli automobilisti o perlomeno crea la consapevolezza che potrebbero transitare veicoli lenti.

Il movimento nasce e si sviluppa in Olanda negli anni ’70, momento storico in cui i cittadini, spinti dalle condizioni precarie di sicurezza in cui versavano i ciclisti, si ribellarono all’egemonia delle auto nelle città. Ben presto il desiderio di sicurezza si trasformò in una protesta dai risvolti più etici, contraria all’utilizzo del petrolio come fonte energetica, in quanto causa principale di disparità e inuguaglianze sociali, di conflitti tra Nazioni, oltre che maggiore responsabile dell’inquinamento ambientale. In poco tempo la Guerrilla si diffuse nel resto del mondo. Oggi è praticata soprattutto negli Stati Uniti d’America e nel Messico.

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Confesso. Molte volte presa dallo sconforto della viabilità delle strade della mia città ci ho pensato. Sono stata seriamente tentata di creare una ciclabile clandestina. Non tanto per me quanto per le mie figlie che hanno 6 e 8 anni e non possono spostarsi con la loro bicicletta. Solo le pesanti sanzioni e la mia educazione mi impediscono di agire e disegnare una striscia che va da casa mia alla scuola delle mie figlie.

Mi trattengo e mi sorprendo a pensare che nonostante tutto la rivoluzione è in corso!

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Guerrilla bike lanes, come i ciclisti si riappropriano delle strade ultima modifica: 2014-08-25T08:00:01+00:00 da eleonora anello

Vive a Torino. E' giornalista pubblicista, laureata in scienze della comunicazione. Vegetariana ed ecologista, è appassionata di ambiente e di come viene comunicato. Ama il sole e non potrebbe fare a meno del mare. Si sente la paladina dell'ambiente. Per fortuna nella vita privata è mamma di due splendide bimbe che la portano con i piedi per terra. Odia parlare in pubblico e per questo... scrive.

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