Adele/Celeste Casciaro

In grazia di Dio: il film che racconta il Salento tra antico e moderno

in Cinema
In grazia di Dio: il film che racconta il Salento tra antico e moderno ultima modifica: 2014-07-13T08:33:34+00:00 da Emanuel Trotto
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Il fatto

Impossibilitati a far concorrenza ai prodotti cinesi, Adele, Vito e Maria Concetta, tre fratelli proprietari di una piccola impresa sartoriale, sono costretti a chiuderla. Vito se ne andrà, le due sorelle, assieme alla figlia di Adele, Ina, vanno a vivere nel casolare di campagna della matriarca Salvatrice.

Il commento

Sentire nel 2014 persone che, appena uscite dal cinema, affermano di aver visto un film neorealista, verrebbe subito da pensare che siano state ad una retrospettiva di Visconti, Rossellini o De Sica. Ma se avessero fatto questa affermazione dopo aver visto un film del 2014? Per quanto possa sembrare strano, bisogna strappare il biglietto per In grazia di Dio di Edoardo Winspeare in quest’ottica, di vedere aprirsi la finestra di un mondo e, avvicinarsi al cornicione senza il timore di finire di sotto, ma aprire i polmoni e respirare dell’aria viziata.

Viziata perché tale finestra s’affaccia su di un ennesimo contrasto, presente d’altronde in tutto il cinema di Edoardo Winspeare (da Sangue vivo a I galantuomini). In questo In grazia di Dio i contrasti sono molteplici: amore contro affetto, antico contro moderno, dolcezza contro asprezza, crisi  contro ripresa, genitori contro figli ma soprattutto, uomini contro donne. Perché qui, le protagoniste sono quattro donne: Adele (Celeste Casciaro), la sorella Maria Concetta (Barbara De Matteis), la figlia di Adele, Ina (Laura Licchetta) e la nonna Salvatrice (Anna Boccadomo). Il film racconta le loro difficoltà di donne, madri e figlie. Quattro donne che, vittime della crisi sono costrette a chiudere la propria piccola impresa (sono fasonisti, ovvero sarti che confezionano abiti per le aziende del Nord), e trasferirsi loro malgrado in una piccola casa in campagna, a coltivare la terra, a vivere di scambio.

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Il vero protagonista del lavoro di Winspeare è il Salento, personaggio non accreditato ma sempre presente sulla scena. Egli è lì, con la sua mescolanza di antico e moderno, dove la pratica del baratto è qualcosa che rimanda al passato, a un passato che altrove sembra lontanissimo, e che  in certi luoghi è stato dimenticato. Ma non in Salento, lo stesso Salento diventato di così tanto di moda negli ultimi anni: “a volte la moda mi spaventa nel suo mordi e fuggi”, afferma il regista, “ nella sua logica che inizia con l’esaltazione e finisce col tradimento. È il rischio reale che il Salento corre se viene rovinato dalla sporcizia, dall’incuria, dall’aggressione al territorio.” E’ questo territorio che Winspeare ha raccontato nelle sue pellicole, da Sangue vivo (2000) film col quale raggiunge il grande pubblico, narrando una storia di caduta e redenzione di due fratelli accomunati dal suono arcaico della pizzica.Ne Il miracolo (2003) ha parlato invece dell’industrializzazione di Taranto, filtrata in una storia di sacro e profano. Nel 2008  con I galantuomini  parla della piaga della Sacra Corona Unita e il ricordo del Salento come un’”isola felice”. E pure qui il Salento, in questo In grazia di Dio,  fa una grande interpretazione, con le sue scogliere, le sue spiagge, le sue colline, il suo paesaggio agricolo e quello semi desertico, fotografato da  Michele D’Attanasio a Giuliano di Lecce (LE).

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Ed ecco che  la filosofia del regista si concilia con quella della sua terra: ancora contrasti (passato e presente, arcaismo e modernità) che, paradossalmente vanno a braccetto: e convivono nel suo cuore più vivo e assoluto.  E così come aveva capito  Luchino Visconti ne La terra trema, con i pescatori di Aci Trezza, l’unica e vera lingua non è l’italiano ma quanto viene ridotto sotto la parola dialetto, vera e unica voce di un popolo, allora il siciliano, ora il salentino.  E non contrasta affatto con i cellulari, le autoradio,  la crisi.

Un film a impatto zero, dove il pagamento è baratto, non si utilizza la plastica, si va in bicicletta, gli avanzi dei  pasti vengono dati agli agricoltori e allevatori locali. Un film neorealista nella regia viscontiana a base di lunghissimi piani sequenza, in una ricerca d’una ontologica verità che oggi come oggi è senza dubbio una ventata d’aria fresca. E qui si ritorna al punto di partenza, alla finestra, nel finale del film quando le quattro donne alla fine si riconciliano. Nella penombra la macchina da presa arretra, la finestra su di loro si chiude.

Scheda tecnica

  • Titolo originale: In grazia di Dio
  • Regia: Edoardo Winspeare
  • Soggetto e sceneggiatura: Edoardo Winspeare, Alessandro Valenti
  • Anno di produzione: Italia 2013
  • Interpreti: Celeste Casciaro (Adele), Laura Licchetta (Ina), Barbara De Matteis (Maria Concetta), Anna   Boccadomo (Salvatrice), Amerigo Russo (Vito), Angelico Ferrarese (Cosimo)
  • Durata: 127
  • Tema:  Agricoltura, Ambiente, Economia

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Nato a Biella nel 1989, si è laureato in Storia del Cinema presso il DAMS di Torino nel 2012, ha partecipato alla rassegna stampa per l’Università al 29, 30, 31mo Torino Film Festival e ha collaborato per il Festival CinemAmbiente 2014. Collabora per diversi blog di cinema e free culture (Il superstite) e associazioni artistiche (Metropolis). Ha diretto due cortometraggi: E Dio creò le mutande (2011), All’ombra delle foglie (2012).

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