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Mercalli e il colesterolo climatico

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Mercalli e il colesterolo climatico ultima modifica: 2014-06-10T08:00:35+00:00 da Silvia Faletto
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Abbiamo incontrato Luca Mercalli all’ EcoTalk di CinemAmbiente presso il Circolo dei Lettori di Torino. Ecco, in sette domande, il “Mercalli-pensiero” sulla rassegna e sui cambiamenti climatici che affrontiamo nel mondo di oggi.

Luca Mercalli al circolo dei lettori.
Luca Mercalli al Circolo dei Lettori.

1) Le è piaciuta la rassegna di CinemAmbiente? Cosa ne pensa dei documentari proposti nelle varie sezioni di concorso? E dell’organizzazione del festival in generale?

Sì, la rassegna mi è piaciuta come gli anni scorsi. I film proposti sono di grande attualità e, in molti casi ci fanno scoprire vicende poco note. Queste storie con il cinema acquistano il potere di incidere sulle emozioni. La differenza con la stampa, a mio parere, è questa: mentre la carta carta ci porta la visione razionale di ciò che viene raccontato, il cinema interessa la nostra sfera emotiva, ed è proprio questo il vantaggio comunicativo di CinemAmbiente.

il pubblico entra in sala per la proiezione.
Il pubblico entra in sala per la proiezione.

2) Il 4 giugno è stato presentato il documentario “Là suta“, che parla del deposito di scorie nucleari di Saluggia. In sala, tra il pubblico, era presente l’ex direttore dello stabilimento, il quale si è dimostrato critico nei confronti degli autori ed ha parlato di un muraglione che separa la struttura dalla Dora Baltea, il fiume su cui lo stabilimento si affaccia. Secondo lei, questo basta a garantire la sicurezza di questi rifiuti? E, in caso di incidente, quali sarebbero i danni conseguenti?

Il muraglione serve a tamponare una situazione che però, in ogni caso, continua a non essere ottimale. È giusto che si cerchi una protezione migliore per i rifiuti, ma questo non deve essere un alibi per mantenere la situazione in questo stato. Lo stabilimento non ha ragione d’essere in quel luogo, e l’Italia ha lasciato passare decenni spendendo soldi e giocando con la salute dei cittadini. Il documentario fa capire molto bene cosa succederebbe in caso di incidente, e possiamo facilmente immaginarlo anche noi: è un deposito di veleni molto a monte di un bacino fluviale, e quindi l’intero corso è a rischio di contaminazione. Stiamo parlando di un affluente del Po, il fiume che irriga e dà l’acqua a tutta la Pianura Padana.

là suta

3) In conferenza stampa, lei ha parlato dell’appello partito da Stanford e che sta coinvolgendo moltissimi professori in tutto il mondo. Di cosa si tratta?

Il rapporto dei professori di Stanford è un appello in cui oltre 1330 firmatari tra professori e ricercatori mettono in allarme il mondo intero sui cambiamenti climatici che si stanno verificando in questo periodo. Oltre che per i dati presentati, questo documento è inquietante per i soggetti interessati: infatti, in genere i ricercatori si espongono difficilmente, e quando lo fanno mantengono un tono pacato normalmente diplomatico. In questo caso, invece, i toni cambiano, passando dalla diplomazia all’allarme di emergenza. Purtroppo, invece di essere ascoltato o, almeno, esaminato questo accorato appello è tuttora totalmente ignorato, così come era successo al memorandum di Stoccolma del 2011, all’epoca firmato anche da alcuni premi Nobel.

endorce the science

4) Un altro tema caldo di questa edizione del festival è stato lo spreco alimentare. Nel documentario “Just eat it”, una coppia americana sceglie di vivere per un anno con gli scarti alimentari di supermercati e ristoranti. Ce la fa, e avanza anche moltissimo cibo. Sarebbe possibile farlo anche in Italia o siamo meno “spreconi”?

Siamo fortemente spreconi in tutta Europa. Tuttavia, a mio parere non c’è bisogno di esperimenti radicali. Basta, invece, recuperare il comune buon senso: venendo qui al Circolo dei Lettori, stasera, mi è capitato di osservare ciò che rimaneva nei tavoli dopo che i clienti se n’erano andati. Era pieno di piatti e pizze lasciati a metà. Basterebbe partire dall’abbattere lo spreco quotidiano. In questo modo aiuteremmo anche il nostro portafogli.

just eat it

5) In un altro documentario, “Population Boom“, il regista Werner Boote sostiene che la sovrapopolazione non sia un problema, ma che, invece, l’attenzione vada posta sulla cattiva gestione delle risorse, e che, al momento, produciamo già abbastanza per soddisfare i bisogni di quei 9,8 mld di persone a cui potremmo arrivare nei prossimi decenni. Lei è d’accordo?

Non ho visto il film, ma ritengo che anche la sovrapopolazione sia un problema e vada affrontato in tempi rapidi. In ogni parte della Terra, chiunque per vivere consuma una parte di risorse ed energie. L’impronta ecologica ci dice che oggi stiamo consumando più di quanto sia disponibile sul nostro pianeta: circa una Terra e 1/2. Sicuramente la redistribuzione è giusta e corretta, ma, in ogni caso, la dimensione della “torta” non dipende dalla dimensione o dal modo in cui vengono tagliate le fette. La quantità, alla fine è sempre la stessa. Se continuiamo con questi ritmi di consumo, arriveremo a “mangiare” 3 torte pur avendone solo una a disposizione. Stiamo quindi già togliendo queste risorse alle generazioni future. Quindi, è giusto redistribuire, ma è necessario farlo diminuendo la nostra impronta ecologica e, comunque, interrogandoci in questo ambito. Ultimamente, lo stato ipercattolico delle Filippine ha dichiarato che la popolazione in crescita è troppa: da quel momento, l’educazione sessuale è diventata obbligatoria e i preservativi sono distribuiti a tutti. In Bangladesh il microcredito viene ora dato alle donne e non ai capifamiglia, che spesso non erano in grado di farlo fruttare ma, invece, lo sperperava. Grazie a questo la donna prende potere e fa meno figli. Probabilmente le donne non sono poi tanto contente di fare le vacche fattrici.

population boom

6) Per la chiusura del festival, Cinemambiente ha proposto il documentario “ThuleTuvalu”, che racconta il dramma di due villaggi: Thule, dove i ghiacci si sciolgono rendendo impossibile la caccia, e Tuvalu, dove l’oceano cresce e rischia di sommergere le isole polinesiane. Purtroppo, però, l’uomo non vede il pericolo finchè non è alla porta di casa, ed entrambi questi luoghi sono lontanissimi dall’Italia e dall’Europa…

Di questi rischi si parla proprio nel V rapporto IPCC (Intergovernamental Panel of Climate Change). Pochi mesi fa sono uscite la seconda e la terza parte delle conclusioni di questo rapporto, ma che nessuno ha considerato, pur con una probabilità dimostrata del 95% sul fatto che gli eventi proposti si verifichino. Anche quelli più catastrofici. Noi non ci rendiamo conto della grande fortuna che abbiamo: in passato la scienza non aveva gli strumenti per avvertirci, ma ora, quando avverte ci infastidisce. In occasione dell’uscita della prima parte, precisamente avvenuta il 27 settembre 2013, qualcuno ha commentato “ancora questi pipponi sul clima”.

Questo disinteresse diviene ancora più allarmante se consideriamo lo stato di salute del clima (seconda parte del rapporto). In sintesi, il punto è questo: se agiamo immediatamente ci sarà un aumento della temperatura terrestre di 2 gradi, con una generale stabilizzazione a cui ci si potrebbe adattare.

Se continuiamo a non agire, a fine secolo avremo una temperatura aumentata di 5° rispetto all’ultimo milione di anni. I nostri figli e nipoti, a quel punto, non potranno prendere nessuna delle decisione che possiamo intraprendere ora, perché il clima in continuo cambiamento lo renderà impossibile.

Il silenzio delle istituzioni – anche in campagna elettorale – mette in evidenza come le chiacchiere dei partiti siano proprio solo quello. Stiamo correndo e continuando a produrre, nonostante alcune poche scelte positive comunque non sufficienti. La CO2 nell’atmosfera non è mai stata così alta. E noi, invece di allarmarci, stiamo continuando a disinteressarci. È come se a un malato di colesterolo dicessero “Lei ha il livello di colesterolo più alto della storia dell’uomo”, e questo non si allarmasse o se fregasse totalmente.

thuletuvalu

7) In questa edizione di CinemAmbiente, la bicicletta è stata simbolo, ospite d’onore e speranza. Secondo lei, quali sono i tre comportamenti che ognuno di noi dovrebbe immediatamente assumere per frenare il cambiamento climatico e dare un seguito reale a questa manifestazione?

Le tre azioni fondamentali da assumere, secondo me, sono le seguenti:

Abbattere gli sprechi sotto ogni forma, recuperando il buon senso quotidiano di ognuno di noi. Bisogna ricordarsi sempre che per ogni cosa c’è un prima (l’energia e le materie prime consumate) e un dopo(il rifiuto da smaltire). 

– Convincersi e fare in modo che le istituzioni e l’economia si convincano che la crescita non può essere infinita in un modo finito. La Terra è una sola. Ciò che consumiamo in più ora non ci sarà nel futuro anche prossimo.

Passare alle energie rinnovabili. Le tecnologie ci sono e possono essere applicate mentre si migliorano. Io ne sono l’esempio vivente: oggi, con la mia auto elettrica sono andato fino alla stazione e ho preso il treno per arrivare a Torino. I pannelli solari che ho sul tetto mi forniscono la luce, e grazie ai collettori solari per l’acqua calda e la pompa di calore, nel 2013 ho speso solo 258 euro.

casa mercalli

Mercalli e il colesterolo climatico ultima modifica: 2014-06-10T08:00:35+00:00 da Silvia Faletto

25 anni, vive a Torino, dove studia geografia e lavora presso la scuola del Cottolengo con bambini meno fortunati di lei. Orgogliosamente eporediese (abitante di Ivrea, per i neofiti), la battaglia delle arance è un nervo scoperto del suo carattere: a coloro che la definiscono "poco ecologista" è in grado di rispondere argomentando il contrario! Ama andare in montagna, nuotare, viaggiare, conoscere ed aiutare gli altri. Curiosa ed attenta al mondo, odia i pregiudizi ed il "è impossibile!". Ritiene che l'esperienza e il confronto siano il fondamento della civiltà e della cultura, e per questo... Fa molti errori. Ama scrivere, sorridere e prova ogni giorno a lasciare il mondo un po' migliore di come l'ha trovato. Oltre a lavorare a scuola e studiare all'università, parla 4 lingue ed è un' europrogettista. Ultimamente si sta appassionando alla fotografia. Il suo motto? "la geografia salverà il mondo!".

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