Lo Yarn Bombing che viene dal vento

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Lo Yarn Bombing che viene dal vento ultima modifica: 2013-02-22T09:05:59+00:00 da eleonora anello
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Dell’uso sociale dell’arte e dei suoi risvolti ambientali avevamo avuto modo di parlarne a proposito dello Yarn Bombing. Qualche tempo fa, abbiamo scovato in rete una produzione simile, a emissioni zero e che permette di realizzare filati senza muovere un dito. Tutto questo è possibile grazie a Merel Karhof, designer che opera fuori dai canali convenzionali. Grazie alla Wind Knitting Factory, nient’altro che una pala eolica che aziona un telaio, vengono prodotte meravigliose sciarpe senza incidere minimamente sull’ambiente, sfruttando l’energia pulita e a costo zero del vento. L’ingegnoso quanto ecologico mulino a vento neanche a dirlo è stato creato da un’olandese.

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Ma perchè questi filati ricordano lo Yarn Bombing? Tra le prime similitudini, il piu evidente è “l’abbellimento” urbano. L’installazione della Karhof la si può ammirare sulla facciata del suo studio londinese. Il filato tubolare cresce e penzola oscillando col vento, fino ad arrivare alla finestra dove viene tagliato in sciarpe, che verranno spedite ai clienti che ne fanno richiesta. I caldi e colorati capi unici hanno un’etichetta su cui è riportata la data e l’ora in cui sono stati realizzati. Tale tessitura “naturale” è molto sensibile alle condizioni meteo, infatti quando c’è molto vento la macchina lavora più velocemente, mentre accade il contrario quando il vento soffia con minore intensità.

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I filati dello Yarn Bombing vengono anch’essi realizzati artigianalmente, ma senza l’ausilio di nessuna tecnologia, essendo fatti a mano. Spuntano anch’essi in spazi pubblici per migliorarli e per trasmettere allegria e senso di inaspettata sorpresa agli ignari passanti ma sono anonimi. Inoltre i costi sono a carico dei realizzatori del blitz e non vengono venduti. Sono infatti donati alla comunità. Come sottolinea la critica d’arte Luisa Meloni a proposito delloYarn Bombing sardo «La figura dell’artista supera la posizione strettamente individuale, in cerca di un rapporto diretto e immediato col pubblico. In parallelo si evidenzia la riscoperta dell’ambiente e dei suoi valori, con una nuova progettualità, che indirizza a nuove fruizioni estetiche e a nuovi comportamenti in relazione alla società».

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In merito a questi aspetti la Merel afferma invece:

«La mia “Fabbrica del Vento mobile” opera tra lo spazio pubblico e quello privato, illustra un processo di produzione e visualizza ciò che si può ottenere sfruttando il vento presente in città. La Wind Knitting Factory è parte del trittico “Energy Harvesters”, opere che parlano delle fonti energetiche presenti ma non sfruttate nello spazio urbano. Nel mio lavoro cerco sempre di dare alle persone un indizio su come le cose vengono fatte e di quanto tempo viene impiegato per essere realizzate. Il mio lavoro è una combinazione di arte, scienza e artigianato. Il mio modo di lavorare è basato sulla ricerca continua».

Ciò che più caratterizza le opere della Merel è la tecnologia che vi sta dietro e che dà senso a tutta la produzione. Possiamo quindi parlare di artigianato sostenbile, caratteristica che comunque accomuna più o meno l’intero settore rispetto ad altre produzioni. L’oggetto artigianale affascina perchè è passato per le mani di qualcuno che vi ha lasciato un segno. Ci piace questo artigianato tecnologico che canalizza un’energia pulita troppo spesso sottovalutata a favore di altre energie altamente impattanti per l’ambiente e per la salute dell’uomo che, a dispetto di tutte le logiche, continuano ad essere utilizzate.

Lo Yarn Bombing che viene dal vento ultima modifica: 2013-02-22T09:05:59+00:00 da eleonora anello

Vive a Torino. E' giornalista pubblicista, laureata in scienze della comunicazione. Vegetariana ed ecologista, è appassionata di ambiente e di come viene comunicato. Ama il sole e non potrebbe fare a meno del mare. Si sente la paladina dell'ambiente. Per fortuna nella vita privata è mamma di due splendide bimbe che la portano con i piedi per terra. Odia parlare in pubblico e per questo... scrive.

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