salmone ogm

Una firma per fermare la commercializzazione di salmone transgenico

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Una firma per fermare la commercializzazione di salmone transgenico ultima modifica: 2013-02-01T10:51:41+00:00 da eleonora anello
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Pesce o pesce Frankenstein? Sarà la Food and Drug Administration a decidere.

Fa molto discutere la concessione del primo via libera negli Stati Uniti all’introduzione sul mercato di salmone OGM. Nato nei laboratori della AquaBounty, il pesce sarà il primo esemplare “mutante” che arriverà sulle tavole delle famiglie.

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Soprannominato dai suoi oppositori “Frankestein”, il suo vero nome è AquAdvantage salmon e si differenzia dal “tradizionale” salmone per un gene, quello della crescita. Più precisamente, come spiega la Fondazione Diritti Genetici, al salmone «sono stati apportati cambiamenti a livello del gene che controlla la produzione dell’ormone della crescita, attraverso l’inserimento nel DNA di geni di un salmone del Pacifico (Oncorhynchus tshawytscha) combinati con quelli anti-congelamento del merluzzo (Zoarces americanus). L’ormone della crescita viene così prodotto tutto l’anno, anziché solo in estate, in maniera che il pesce raggiunga il peso ideale in soli 18 mesi, metà del tempo necessario per i salmoni selvatici».

Un normale salmone a confronto con un AquAdvantage
Un normale salmone a confronto con un AquAdvantage

A chi è abituato a nutrirsi con alimenti per quanto più possibile naturali e genuini, tutte queste operazioni di laboratorio lasciano di stucco e infondono timore. Se il progetto dovesse essere definitivamente approvato, le uova del salmone saranno prodotte in Canada e poi spedite a Panama dove cresceranno.

Le perplessità degli ambientalisti, dei consumatori e dei pescatori che si sono uniti nella battaglia, riguardano due precise questioni: la possibilità che il pesce possa spazzare via popolazioni di salmoni naturali mettendo così a repentaglio la biodiversità e l’insufficiente conoscenza delle conseguenze derivate dal consumo di tali alimenti che si potrebbero ripercuotere sulla salute dei cittadini.

AVAAZ, la comunità internazionale che conta quasi 18 milioni di partecipanti e che attraverso le petizioni porta avanti l’opinione dei cittadini nei processi decisionali, si è subito attivata. In un comunicato afferma: «Gli scienziati non possono prevedere gli effetti a lungo termine del consumo di salmone sulla salute dei cittadini. Nonostante ciò verrà dichiarato sicuro da un punto di vista alimentare sulla base di studi pagati dalle stesse compagnie che hanno creato questa creatura OGM! ».

salmone transgenico

Quindi, per convincere il governo statunitense a desistere da tale decisione, AVAAZ invita tutti i cittadini a firmare una petizione internazionale. Per far ricredere la FDA occorrono però un milione di firme.

Ma ricostruiamo la vicenda che parte ben 17 anni fa, quando la AquaBounty Technologies con sede in Massachusetts, ha richiesto l’approvazione di tale progetto partendo dalla constatazione puramente economica che gli Stati Uniti importano notevoli quantitativi di salmone atlantico. L’industria del settore non potrebbe che trarre notevoli benefici producendo un animale transgenico. La FDA ha così concesso i primi pareri favorevoli mettendosi però in cattiva luce e venendo accusata di poca trasparenza per aver pubblicato ed essersi avvalsa di dati parziali e insufficienti. Con un inspiegabile ritardo, lo scorso dicembre, l’ente governativo ha dato il via libera ufficiale alla produzione dei salmoni OGM. In un articolo, il New York Times ha correlato i tempi lunghi con la rielezione del presidente Obama. Una decisione così controversa non avrebbe di certo giovato alla sua campagna elettorale.

donna-al-supermercato

Chi ha già espresso il proprio dissenso lo ha fatto soprattutto perché si tratta del primo tentativo di introdurre sul mercato carne geneticamente modificata e quindi fermarlo subito, significherebbe scoraggiare altre esperienze simili. Se il governo statunitense deciderà a favore delle biotecnologie, è probabile che già a fine anno compariranno, sugli scaffali dei supermercati, senza obbligo di etichettatura, i primi super-salmoni.

Come farà il consumatore a distinguere tra un salmone naturale e uno Frankestein?

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Vive a Torino. E' giornalista pubblicista, laureata in scienze della comunicazione. Vegetariana ed ecologista, è appassionata di ambiente e di come viene comunicato. Ama il sole e non potrebbe fare a meno del mare. Si sente la paladina dell'ambiente. Per fortuna nella vita privata è mamma di due splendide bimbe che la portano con i piedi per terra. Odia parlare in pubblico e per questo... scrive.

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